Mentre in Svezia ci si sta muovendo velocemente verso la totale abolizione del contante, l’Italia rimane una delle nazioni più arretrate rispetto ai sistemi di pagamento digitali. Negli ultimi anni il legislatore ha reso obbligatoria l’accettazione di pagamenti mezzo carta di credito (o bancomat) per tutti gli esercizi commerciali, anche per piccoli importi – imponendo altresì agli istituti di credito di limitare le loro commissioni. Purtroppo è ancora possibile trovare esercizi, soprattutto a conduzione famigliare, che rifiutano pagamenti cashless (senza contanti), da una parte perché solo una piccola percentuali di clienti ne fa richiesta, dall’altra perché in caso di rifiuto questo gesto appare ancora come una scelta lecita del commerciante, oppure perché non si ha voglia di discutere per far valere i propri diritti di cliente. Ecco che allora si mette mano al portafogli alla ricerca di banconote, ci si fa anticipare il pagamento da un amico presente o ci si spinge addirittura alla ricerca di un bancomat – questo se non si è costretti a rinunciare all’acquisto. Insomma, viene bellamente e ripetutamente violato il diritto di pagare senza contanti.

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Attualmente la normativa impone che gli esercenti ed i professionisti, i quali offrono i loro servizi ad un pubblico consumer, accettino pagamenti effettuati con moneta digitale

Attualmente la normativa impone che gli esercenti ed i professionisti, i quali offrono i loro servizi ad un pubblico consumer (quindi non ad altri professionisti) accettino i pagamenti effettuati con moneta digitale. Per i trasgressori è prevista una multa fino a 30€, che deriva dall’articolo 693 secondo cui «chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro».

Certo è, che con multe così ridicole, è difficile che l’esercente trasgressore si preoccupi di allinearsi alla normativa per timore di incappare in sanzioni. Anche perché, per il momento, non pare siano effettuati controlli spontanei dalle forze dell’ordine, e sta dunque alla volontà del cliente denunciare una situazione irregolare, telefonando alla Guardia di Finanza. Purtroppo al cittadino “pesa” l’operazione di denuncia, o perché è un cliente abitudinario dell’esercizio commerciale, diventando così un cliente poco gradito, o perché la trafila è vista come una scocciatura. Far valere i propri diritti non deve però essere vista come una perdita di tempo, ma come l’opportunità di contribuire all’avanzamento del Paese, con un piccolo gesto che se fatto da tutti diventa il modo più rapido per favorire la diffusione di POS e strumenti analoghi in negozi, bar e ristornati.

Se l’accettazione del pagamento cashless fosse garantita ovunque, sarebbe possibile uscire di casa senza nemmeno il portafogli, in questo modo il diritto di pagare senza contanti diventa anche una bella comodità

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Oggi poi con i nuovi sistemi di pagamento integrati in smartphone e smartwatch, se l’accettazione del pagamento cashless fosse garantita ovunque, sarebbe possibile uscire di casa senza nemmeno il portafogli, avendo la possibilità di pagare con il proprio cellulare. Attualmente in Italia è attivo il sistema Apple Pay, per dispositivi iPhone ed Apple Watch. Mentre proprio di recente è stato abilitato anche il sistema Samsung Pay, che funziona solo sugli smartphone e smartwatch della società sudcoreana. Il terzo grande sistema, Google Pay, che abiliterebbe il pigmenti contacteless da smartphone per tutti gli utenti Android, non è ancora arrivato sul nostro territorio. Esiste però un’alternativa, è un’app gratuita che si chiama SEQR, e ne ho parlato approfonditamente in questo articolo. Così facendo il diritto di pagare senza contanti diventa anche una bella comodità.