Cosa vorrebbe dire scaldare le case con i computer, e soprattutto che senso ha? Cerchiamo di capirlo brevemente. Mentre voi state spendendo soldi e risorse energetiche (combustibili fossili, probabilmente) per scaldare la vostra casa, qualcuno sta facendo lo stesso per raffreddare una server farm, i luoghi deputato ad ospitare tutti i dati che viaggiano in rete – compreso l’articolo che state leggendo. Una server farm (o data center, che dir si voglia) è composta da centinaia o migliaia di processori che macinano dati in continuazione, e dischi rigidi che vengono continuamente letti e scritti.

mentre qualcuno cerca di scaldare il suo ambiente, qualcun altro fa di tutto per evitare che la temperatura si alzi troppo

Per far funzionare il tutto è necessario un enorme consumo di elettricità tanto che spesso, vicino alle più grandi server farm vengono costruite delle vere e proprie centrali elettriche. Tutta questa potenza di calcolo generà altresì una grande quantità di calore, e proprio come avviene per il nostro computer, questo deve essere dissipato per evitare che le macchine si spengano, o peggio si brucino. Però, in un data center, non è sufficiente una ventola che estragga il calore e lo allontani dai processori, ma è necessario raffreddare l’intero ambiente dove questi calcolatori sono posizionati. La stessa cosa vale per i centri di calcolo ad altissime prestazioni, dove computer potentissimi macinano dati per svolgere simulazioni complesse, come quelle delle previsioni meteo, o le interazioni tra farmaci e molecole del corpo umano, o ancora simulazioni finanziarie o scientifiche.

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La stanza che ospita i computer di un data center deve essere continuamente raffreddata

Il concetto che fa storcere il naso è che mentre qualcuno cerca di scaldare il suo ambiente – una casa privata, una scuola, un edificio pubblico – qualcun altro fa di tutto per evitare che la temperatura si alzi troppo, cosa che comprometterebbe un’intera infrastruttura tecnologica di fondamentale importanza. Con queste premesse, la visione portata avanti dalla società francese Qarnot sembra dunque del tutto logica. L’idea è quella di distribuire la potenza di calcolo necessaria a svolgere determinati compiti all’interno delle nostre case, sfruttando il calore generato dai processori per scaldare l’ambiente. Insomma, si tratta a tutti gli effetti di scaldare le case con i computer.  Una casa portata alla giusta temperatura in questo modo risparmierebbe sui combustibili fossili – come il metano – ma avrebbe un elevato consumo elettrico. Questo stesso consumo viene tuttavia risparmiato da chi ha bisogno di far funzionare i calcolatori, evitando altresì di utilizzare risorse per il raffreddamento.

È una visione certo, e potrebbe essere applicata solo su larga scala. Ma immaginate ogni edificio – iniziando da quelli pubblici magari – che macina preziosi dati e mentre guadagna calore “utile”. Quanto potrebbe essere il risparmio energetico? Si avrebbero dei benefici in termini di impatto ecologico? Sono domande complesse a cui non si può ancora dare una risposta certa.

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Intanto Qarnot ha già in vendita due diverse tipologie di radiatori computer. La prima, denominata QH1 (Computing Heater) è costituito da tre unità di calcolo di tipo Intel Core i7 @ 4GHz o AMD Ryzen 7, per una potenza totale di 500W. Il radiatore è in grado di scaldare tranquillamente una stanza da 20mq, e rimane ovviamente connesso alla rete internet per trasmettere i dati che macina. Nel corpo principale sono anche presenti diversi sensori intelligenti come quello che misura il tasso di anidride carbonica nella stanza, l’umidità, la pressione e la temperatura. È anche possibile controllarlo a distanza tramite app, e il design appare molto più elegante di quanto non sia un tradizionale termosifone. Poiché non sono presenti ventole, non viene generato alcun rumore.

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Il secondo modello appena lanciato è il QC1 (Crypto Heater), che presenta all’interno due schede grafiche dedicate al mining di criptovalute. La potenza arriva a 650W. In questo caso l’azienda vanta il fatto che l’utente può ottenere un guadagno di 100$ al mese grazie alle criptovalute minate, un calcolo che però non tiene conto del costo dell’elettricità spesa per il funzionamento. A mio parere l’idea vincente potrebbe essere quella della suddivisione dei costi elettrici tra l’utente, che ottiene calore, e le società partner, che ottengono potenza di calcolo. Un futuro del genere potrebbe essere realistico? Al momento non è possibile fare previsioni ma Qarnot sta scommettendo su questa strada. Vedremo cosa ci riserveranno i prossimi anni e se scaldare le case con i computer sarà una realtà, o se invece si tratta solo di una bella idea ma non applicabile.